I documenti della Chiesa, il cosiddetto «magistero», in più occasioni richiamano l'importanza che coloro che svolgono un servizio all'interno della comunità, specialmente in ambito liturgico, siano adeguatamente formati al loro compito.
Educazione allo spirito liturgico
Dalla Costituzione conciliare sulla liturgia «Sacrosanctum Concilium» al n. 29:
Anche i ministranti […] svolgono un vero ministero liturgico. […] Bisogna dunque che siano educati con cura, ognuno secondo la propria condizione, allo spirito liturgico, e siano formati a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite e con ordine.
Cura pastorale dei ministranti
Dall'Istruzione di papa Benedetto XVI dal titolo «Redemptionis Sacramentum» al n. 47:
È veramente ammirevole che persista la nota consuetudine che siano presenti dei fanciulli o dei giovani, chiamati di solito «ministranti», che prestino servizio all'altare alla maniera dell'accolito, e abbiano ricevuto, secondo le loro capacità, una opportuna catechesi riguardo al loro compito. Non si deve dimenticare che dal novero di questi fanciulli è scaturito nel corso dei secoli un cospicuo numero di ministri sacri.
Si istituiscano o promuovano per essi delle associazioni, anche con la partecipazione e l'aiuto dei genitori, con le quali si provveda più efficacemente alla cura pastorale dei ministranti. […]
A tale servizio dell'altare si possono ammettere fanciulle o donne a giudizio del Vescovo diocesano e nel rispetto delle norme stabilite.
Un servizio da prestare
Dalla Nota pastorale della Commissione Episcopale (CEI) per la Liturgia dal titolo «Il rinnovamento liturgico in Italia» al n. 9:
[…] Perché appaia con evidenza che liturgia e vita cristiana sono tra loro intimamente connesse, al ministero liturgico dovrebbe corrispondere un adeguato impegno nelle diverse attività in favore della comunità ecclesiale e umana.
A questi servizi liturgici è opportuno avviare progressivamente e con adeguata preparazione fanciulli e ragazzi, in vista di una loro crescita anche ministeriale nella comunità.
Ministri laici in aiuto al sacerdote
Dall'Ordinamento Generale del Messale Romano ai nn. 100 e 107 (documento fondamentale che stabilisce le norme, la struttura e il significato teologico-pastorale della Messa):
Se manca l'accolito istituito, si possono designare, per il servizio dell'altare in aiuto al sacerdote e al diacono, altri ministri laici che portano la croce, i ceri, il turibolo, il pane, il vino, l'acqua. Essi possono essere anche incaricati per distribuire la Comunione come ministri straordinari.
I compiti liturgici, che non sono propri del sacerdote o del diacono […] possono essere affidati, con la benedizione liturgica o con incarico temporaneo, anche a laici idonei, scelti dal parroco o dal rettore della chiesa. Riguardo al compito di servire il sacerdote all'altare, si osservino le disposizioni date dal Vescovo per la sua diocesi.
Pregi e difetti del ministrante
La collezione di abitudini e qualità positive, cioè dei pregi, utili per essere dei buoni ministranti comprende:
Coraggio: il ministrante è un testimone dell'amore del Signore, uno che dice senza paura il bene che vuole a Dio e dichiara la fede che ha in Lui con il suo modo di fare. Magari deve rinunciare a qualcosa per mettersi a disposizione di Dio e della Chiesa oppure qualcuno lo deride per il compito che svolge, ma ne vale la pena! Infatti non bisogna spaventarsi, perché anche Gesù non era sempre capito, spesso pure dai suoi amici, eppure faceva sempre la volontà del Padre con coraggio.
Costanza: il ministrante non partecipa alle celebrazioni ed agli incontri di gruppo solo quando «può», «ne ha voglia», «ha tempo», «se la sente», o per meglio dire «gli capita». Egli porta avanti il proprio compito con regolarità e diligenza, senza arrendersi alle difficoltà, avendo il coraggio di chiedere aiuto quando ne sente il bisogno. Non si dimentica di Dio nei periodi di vacanza, ad esempio in estate, perché Lui non è mai in ferie, ma soprattutto non si dimentica mai di noi. Una partecipazione costante alle celebrazioni e alle attività di gruppo ci rende membri attivi, cioè vivi.
Disponibilità: il ministrante, per dimostrare di voler davvero bene al Signore e cercare di diventare sempre più suo amico, sfrutta ogni occasione per stare con Lui. Questo significa partecipare alle celebrazioni, senza tirarsi indietro quando si viene chiamati.
Fedeltà: il ministrante, scegliendo di svolgere questo servizio, ha preso un impegno verso Dio e verso la comunità. Quando si prende un impegno bisogna saper essere fedeli e mantenerlo fino in fondo, senza dimenticarsi.
Puntualità: oltre a partecipare con costanza agli appuntamenti, che alle volte possono sembrare tanti, occorre arrivare all'orario previsto, in particolare alle celebrazioni, per avere il tempo di prepararsi con calma. È un segno di rispetto verso il Signore, verso il sacerdote e verso i fedeli, ma anche nei confronti di sé stessi, poiché permette di potersi preparare adeguatamente all'incontro con Gesù.
Ordine: stare composti ed essere puliti sono due atteggiamenti importanti, specialmente quando siamo vicini a Gesù per servirlo. In pratica significa controllare i propri movimenti e fare in modo che il proprio abito, in particolare quello liturgico, sia sempre ben pulito, per splendere di quel bianco che richiama la veste di purezza che abbiamo ricevuto nel Battesimo.
Precisione: vuol dire svolgere con sicurezza, dignità e serietà il proprio servizio, cercando di non creare confusione o distrarre gli altri. Il ministrante è, tra le altre cose, un punto di riferimento per i fedeli che partecipano alla celebrazione e quindi dev'essere da esempio per loro. Anche il silenzio, se ben utilizzato, aiuta ad essere attenti e favorire la preghiera nostra e degli altri.
Intelligenza (conoscenza, senso del sacro): il ministrante è una persona che capisce, cioè che sa cosa sta facendo. È consapevole che la Messa è il momento più importante nella vita della Chiesa e che il suo servizio così vicino al sacerdote, seppur piccolo e semplice, viene notato da tutta la comunità.
Capacità (competenza): il ministrante è una persona capace di fare bene ciò che sta facendo. Svolge ogni incarico con impegno, cercando di mettere sempre tutto il suo cuore e tutta la sua mente in quello che compie.
Curiosità: il ministrante è come un esploratore e la sua curiosità è la molla per vivere con gioia il servizio liturgico. Egli sa riconoscere i propri limiti, si interessa a ciò che non sa e si impegna ad imparare cose nuove.
Motivazione: il ministrante è una persona che crede, poiché ama ciò che sta facendo. È consapevole dell'importanza e della bellezza di poter camminare con Gesù nella vita e dell'onore di servirlo nella liturgia. Il servizio liturgico è un cammino di fede che aiuta a diventare un cristiano consapevole e attivo.
Attenzione/Prontezza: durante la celebrazione può capitare un imprevisto che però non deve mandarci nel panico. Il ministrante deve sempre sapere cosa fare e intervenire in aiuto del sacerdote o degli altri ministranti, senza però distrarre tutta l'assemblea. Può succedere, ad esempio, di dimenticare di accendere le candele o i microfoni oppure che un moscerino vagabondo tenti di andare ad ubriacarsi nel calice col vino.
Simpatia: il ministrante è gioioso e felice del servizio che svolge, che però non significa esuberante e chiassoso, tanto da distrarre gli altri ministranti e, peggio ancora, il sacerdote o l'assemblea. Sa portare sorrisi in sacrestia e ai fedeli, esprimendo tutta la sua felicità per essere al servizio di Gesù in un momento tanto importante come la Messa.
Umiltà: il ministrante svolge il proprio servizio con lo stile che ci ha insegnato Gesù nell'ultima cena. Ciò significa vivere le proprie doti da ministrante senza vantarsene, cioè non mettendosi in bellavista attorno all'altare, ma con uno «stile di servizio», cioè facendo bene anche le cose più semplici, sapendo ringraziare Dio che ci offre la possibilità di stargli vicino nella Messa.
I pericoli o i rischi da cui bisogna guardarsi, che da piccole cose possono diventare veri e propri difetti, sono i seguenti:
Ritardo: perché ad un appuntamento con un amico non è bello arrivare dopo l'orario stabilito.
Abitudine: mettere la testa e il cuore in tutto quello che si fa, senza fare le cose in modo meccanico solo perché le ripeti più volte.
Protagonismo: attorno all'altare non siamo né attori né presentatori, ma servi del vero «protagonista» che è Gesù. Tutti devono guardare a lui perciò non dobbiamo metterci in mostra con il nostro comportamento.
Improvvisazione: per quanto siamo bravi e ci sentiamo sicuri, è sempre meglio prepararsi prima.
Distrazione: se siamo invitati da una persona importante per noi, siamo interessati a ciò che dice e ciò che fa. Non è sempre facile stare attenti, soprattutto se la celebrazione è lunga, ma collaborando tra noi, ad esempio evitando di distrarci a vicenda, non sarà così difficile.
Vergogna: è l'opposto del coraggio e ci vuole poco per superarla, poiché si tratta soltanto di un nostro limite mentale.
Il Papa ai ministranti
Nel corso degli anni i Papi si sono rivolti più volte ai ministranti, in particolare durante i grandi pellegrinaggi internazionali, incoraggiandoli a vivere il servizio con gioia e ad essere amici di Gesù.
Papa Leone XIV
25 agosto 2025 — Discorso ai ministranti della Francia.
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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi!
Cari ministranti venuti da tutta la Francia, buongiorno!
Vi do il benvenuto a Roma e sono molto felice di incontrarvi, con tutti i vostri accompagnatori — laici, sacerdoti e vescovi — che saluto cordialmente.
Sapete che questo è un anno particolare: è un «Anno Santo» — che ha luogo solo ogni 25 anni — nel corso del quale il Signore Gesù ci offre un'occasione eccezionale. Quando veniamo a Roma e varchiamo la Porta Santa, Egli ci aiuta a «convertirci», ossia a volgerci verso di Lui, a crescere nella fede e nel suo amore, per diventare discepoli migliori, affinché la nostra vita sia bella e buona sotto il suo sguardo, in vista della vita eterna. È dunque un grande dono del cielo che voi siate qui quest'anno! Vi invito ad accoglierlo vivendo intensamente le attività che vi vengono proposte, ma soprattutto prendendovi il tempo di parlare a Gesù nel segreto del cuore e amarlo sempre più. Il suo unico desiderio è di far parte della vostra vita per illuminarla dall'interno, di diventare il vostro migliore amico, quello più fedele. La vita diventa bella e felice con Gesù. Egli attende però la vostra riposta. Bussa alla porta e attende per entrare: «Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20). Essere «vicini» a Gesù, Lui, il Figlio di Dio, entrare nella sua amicizia! Che destino inatteso! Che felicità! Che consolazione! Che speranza per il futuro!
La speranza è proprio il tema di questo Anno Santo. Forse percepite quanto abbiamo bisogno di sperare. Sentite certamente che il mondo va male, che deve affrontare sfide sempre più gravi e inquietanti. Può darsi che siate toccati, voi o chi vi sta attorno, dalla sofferenza, dalla malattia o dalla disabilità, dal fallimento, dalla perdita di una persona cara; e, di fronte alla prova, il vostro cuore prova tristezza e angoscia. Chi verrà in nostro soccorso? Chi avrà pietà di noi? Chi verrà a salvarci? …Non solo dalle nostre sofferenze, dai nostri limiti e dai nostri errori, ma anche dalla morte stessa?
La risposta è perfettamente chiara e risuona nella Storia da 2000 anni: solo Gesù viene a salvarci, nessun altro: perché solo Lui ha il potere di farlo — Egli è Dio Onnipotente in persona — e perché ci ama. San Pietro lo ha detto con forza: «Non c'è alcun altro nome sotto il cielo che sia dato agli uomini, per mezzo del quale dobbiamo essere salvati» (At 4, 12). Non dimenticate mai queste parole, cari amici, imprimetele nel vostro cuore; e mettete Gesù al centro della vostra vita. Vi auguro di ripartire da Roma più vicini a Lui, decisi più che mai ad amarlo e a seguirlo, e così meglio armati di speranza per percorrere la vita che si apre dinanzi a voi. Questa speranza sarà sempre, nei momenti difficili di dubbio, di sconforto e di tempesta, come un'ancora sicura, gettata verso il cielo (cfr. Eb 6, 19), che vi permetterà di continuare il cammino.
C'è una prova certa che Gesù ci ama e ci salva: Egli ha donato la sua vita per noi offrendola sulla croce. Infatti, non c'è amore più grande di dare la vita per chi si ama (cfr. Gv 15, 13). Ecco la cosa più meravigliosa della nostra fede cattolica, una cosa che nessuno avrebbe potuto immaginare né sperare: Dio, il creatore del cielo e della terra, ha voluto soffrire e morire per noi creature. Dio ci ha amati fino a morirne! Per farlo, è disceso dal cielo, ha umiliato sé stesso e si è fatto simile agli uomini, e si è offerto in sacrificio sulla croce, l'evento più importante della storia del mondo. Che cosa dobbiamo temere da un Dio che ci ha amati fino a questo punto? Che cosa potevamo sperare di più? Che cosa aspettiamo per ricambiarlo come merita? Gloriosamente risorto, Gesù è vivo presso il Padre, ora si prende cura di noi e ci comunica la sua vita imperitura.
E la Chiesa, di generazione in generazione, custodisce con cura la memoria della morte e della resurrezione del Signore di cui è testimone, come il suo tesoro più prezioso. La custodisce e la trasmette celebrando l'Eucaristia che voi avete la gioia e l'onore di servire. L'Eucaristia è il tesoro della Chiesa, il tesoro dei tesori. Fin dal primo giorno della sua esistenza, e poi nei secoli, la Chiesa ha celebrato la Messa, di domenica in domenica, per ricordarsi che cosa il suo Signore ha fatto per lei. Tra le mani del sacerdote, e alle sue parole «questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue», Gesù dona ancora la sua vita sull'altare, versa ancora il suo sangue per noi oggi. Cari ministranti, la celebrazione della Messa ci salva oggi! Salva il mondo oggi! È l'evento più importante della vita del cristiano e della vita della Chiesa, perché è l'incontro in cui Dio si dona a noi per amore, ancora e ancora. Il cristiano non va a messa per dovere, ma perché ne ha assolutamente bisogno; il bisogno della vita di Dio che si dona senza chiedere nulla in cambio!
Cari amici, vi ringrazio per il vostro impegno: è un servizio molto grande e generoso che rendete alla vostra parrocchia, e vi incoraggio a perseverare fedelmente. Quando vi avvicinate all'altare, tenete sempre presenti la grandezza e la santità di ciò che si celebra. La Messa è un momento di festa e di gioia. In effetti, come non provare gioia nel cuore alla presenza di Gesù? Ma la messa è, al tempo stesso, un momento serio, solenne, intriso di gravità. Possano il vostro atteggiamento, il vostro silenzio, la dignità del vostro servizio, la bellezza liturgica, l'ordine e la maestà dei gesti introdurre i fedeli nella grandezza sacra del Mistero.
Auspico inoltre che siate attenti alla chiamata che Gesù potrebbe rivolgervi a seguirlo più da vicino nel sacerdozio. Mi rivolgo alle vostre coscienze di giovani, entusiasti e generosi, e vi dirò una cosa che dovete ascoltare, anche se può inquietarvi un po': la mancanza di sacerdoti in Francia, nel mondo, è una grande disgrazia! Una disgrazia per la Chiesa! Che possiate, a poco a poco, di domenica in domenica, scoprire la bellezza, la felicità e la necessità di una simile vocazione. Che vita meravigliosa è quella del sacerdote che, al centro di ogni sua giornata, incontra Gesù in modo così eccezionale e lo dona al mondo!
Cari ministranti, vi ringrazio ancora per la vostra visita. Il vostro numero e la fede che vi anima sono una grande consolazione, un segno di speranza. Perseverate coraggiosamente, e testimoniate attorno a voi la fierezza e la gioia che vi dà il servire la Messa.
Imparto di cuore a voi, come pure ai vostri accompagnatori, ai vostri sacerdoti e alle vostre famiglie, la Benedizione Apostolica. Grazie!
Papa Francesco
30 luglio 2024 — Saluto ai partecipanti del XIII Pellegrinaggio Internazionale dei ministranti (Coetus Internationalis Ministrantium).
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Cari ragazzi e ragazze, buonasera! Guten Abend!
Piazza San Pietro è sempre bella, ma con voi è ancora più bella! Vielen Dank di essere venuti a Roma; forse per qualcuno di voi è la prima volta. Willkommen!
Mi colpisce il tema del vostro pellegrinaggio: «Con te». «Mit dir». «With you». «Avec toi». Sapete perché mi colpisce? Perché dice tutto in due parole. È bellissimo, e lascia spazio alla ricerca, a trovare i significati possibili.
Con te. È un'espressione che racchiude il mistero della nostra vita, il mistero dell'amore. Quando un essere umano viene concepito nel grembo, la mamma gli dice o le dice: «Non temere, io sono con te». Ma misteriosamente anche la mamma sente che quella piccola creatura le dice, alla mamma: «Sono con te». E questo, in modo diverso, vale anche per il papà!
Pensando a voi, e adesso guardandovi, questo «con te» si riempie di nuovi significati! Vorrei dirvi quelli che ho trovato più belli e importanti.
La vostra esperienza di servizio nella Liturgia mi fa pensare che il primo soggetto, il protagonista di questo «con te» è Dio. Gesù ha detto: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro» (Mt 18,20). E questo si realizza al massimo nella Messa, nell'Eucaristia: lì il «con te» diventa presenza reale, presenza concreta di Dio nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Il sacerdote vede accadere ogni giorno questo mistero tra le sue mani; e anche voi lo vedete, quando servite all'altare. E quando riceviamo la santa Comunione, possiamo sperimentare che Gesù è «con noi» spiritualmente e fisicamente. Lui ti dice: «Io sono con te», ma non a parole, lo dice in quel gesto, in quell'atto d'amore che è l'Eucaristia. E anche tu, nella Comunione, puoi dire al Signore Gesù: «Io sono con te», non a parole, ma col tuo cuore e col tuo corpo, col tuo amore. Proprio grazie al fatto che Lui è con noi, anche noi possiamo essere veramente con Lui.
E qui, cari ragazzi e ragazze, c'è il punto-chiave! Spero di riuscire a farmi capire: il «con te» che possiamo donare agli altri. Così si può realizzare il suo comandamento: «Amatevi come io vi ho amati». Se tu ministrante custodisci nel tuo cuore e nella tua carne, come Maria, il mistero di Dio che è con te, allora diventi capace di essere con gli altri in modo nuovo. Anche tu – grazie a Gesù, sempre e solo grazie a Lui – anche tu puoi dire al prossimo «sono con te», ma non a parole, ma nei fatti, con i gesti, con il cuore, con la vicinanza concreta – non dimenticate la vicinanza concreta – piangere con chi piange, gioire con chi gioisce, senza giudizi, senza pregiudizi, senza chiusure, senza esclusioni. Anche con te, che non mi sei simpatico; con te, che sei diverso da me; con te, che sei straniero; con te, da cui non mi sento capito; con te, che non vieni mai in chiesa; con te, che dici di non credere in Dio.
Ragazzi, ragazze, che grande mistero in queste due parole: con te! Grazie a chi le ha scelte, e soprattutto grazie a voi di essere venuti qui, pellegrini, a condividere la gioia di appartenere a Gesù, di essere servitori del suo Amore, servitori del suo Cuore ferito che guarisce le nostre ferite, che ci salva dalla morte, che ci dona la vita eterna.
Danke, liebe junge Freunde! Und einen guten Weg zusammen mit Jesus! Danke, vielen Dank!
Gli obiettivi
Il tema che accompagna il nostro percorso formativo è «Servire con gioia». L'espressione vuole richiamare non soltanto l'importanza di svolgere il servizio all'altare con il sorriso, ma soprattutto la consapevolezza che il servizio liturgico è un'esperienza bella, significativa e capace di aiutare ciascun ministrante a crescere nella fede e nella relazione con gli altri.
Il ministrante non è semplicemente colui che «aiuta il sacerdote» durante la celebrazione: attraverso il proprio servizio egli partecipa in modo concreto alla vita liturgica della comunità. Come ricorda la Sacrosanctum Concilium al n. 29, anche i ministranti «svolgono un vero ministero liturgico» e devono essere «educati con cura […] allo spirito liturgico» e «formati a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite e con ordine». La formazione diventa pertanto parte integrante del servizio: conoscere ciò che si fa, comprenderne il significato e imparare a svolgerlo con cura permette di vivere la liturgia in maniera sempre più consapevole.
Alla luce di questi richiami, il percorso formativo non vuole quindi limitarsi all'apprendimento delle norme e delle modalità pratiche del servizio, ma intende aiutare i ministranti a scoprire il significato e la bellezza del servire.
In particolare, si desidera accompagnare ciascun ministrante a comprendere che servire con gioia significa innanzitutto sapere per chi e per che cosa si sta servendo: si serve Dio, si serve la comunità e si contribuisce, attraverso piccoli gesti, alla celebrazione nella quale tutta la Chiesa si riunisce. La gioia nasce così dalla consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande e dalla possibilità di mettere a disposizione degli altri il proprio tempo, le proprie capacità e la propria presenza.
Il percorso vuole inoltre aiutare i ministranti a vivere il servizio liturgico come luogo dell'amicizia con Dio. L'altare e la celebrazione non devono essere percepiti soltanto come il luogo nel quale svolgere correttamente alcuni compiti, ma come uno spazio privilegiato nel quale incontrare il Signore, ascoltare la sua Parola, pregare e crescere nella fede. Il servizio può diventare così un'occasione concreta per conoscere sempre più Gesù e per scoprire, nel rapporto con Lui, il proprio cammino personale.
Un ulteriore obiettivo è aiutare ciascun ministrante a scoprire e realizzare il progetto di Dio sulla propria vita. Attraverso l'esperienza del servizio, i ragazzi possono imparare a riconoscere i propri talenti, le proprie responsabilità e il valore che ciascuno può avere all'interno della comunità. Il servizio all'altare può diventare quindi una prima esperienza attraverso la quale imparare a domandarsi non soltanto «che cosa devo fare?», ma anche «come posso mettere ciò che sono a disposizione degli altri?».
Infine, ciò che si impara nel servizio liturgico è chiamato a diventare uno stile di vita. Precisione, attenzione, disponibilità, collaborazione, rispetto dei compiti e capacità di prendersi cura degli altri non sono atteggiamenti necessari soltanto durante la Messa, ma possono essere vissuti nella famiglia, nella scuola, nelle amicizie e in ogni altro ambiente della vita quotidiana. Servire con gioia all'altare significa dunque imparare progressivamente a diventare persone capaci di servire con gioia anche nella vita.
Per questo motivo, la formazione sarà orientata a promuovere un'esperienza di servizio:
serena, perché ciascun ministrante possa sentirsi accolto, valorizzato e libero di imparare anche attraverso gli errori;
consapevole, perché sappia comprendere il significato di ciò che fa e non si limiti a ripetere gesti e indicazioni;
piacevole, perché il servizio possa essere vissuto come un'esperienza bella, capace di generare entusiasmo, amicizia e desiderio di partecipazione.
Particolare attenzione sarà inoltre dedicata alla convivenza all'interno del gruppo, considerando le diverse età, i differenti livelli di educazione cristiana e maturità e il diverso grado di responsabilità che ciascun ministrante può assumere. Il gruppo stesso diventa infatti un luogo nel quale imparare a servire: i più grandi possono accompagnare i più piccoli, ciascuno può mettere a disposizione le proprie capacità e tutti sono chiamati a contribuire al bene comune.
In questa prospettiva, «Servire con gioia» non vuole essere semplicemente uno slogan, ma il filo conduttore di un cammino nel quale imparare che il servizio liturgico è allo stesso tempo un compito, una responsabilità, un'occasione di crescita, un'esperienza di amicizia e soprattutto un modo concreto per incontrare Dio e mettersi al servizio degli altri.
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